Testamento o donazione per lasciare i propri beni ai figli?

Quando si decide di devolvere parte o l’intero patrimonio ai prossimi congiunti, il dubbio frequente è se sia più opportuno farlo già in vita tramite una donazione oppure lasciare un testamento in cui vengano assegnati i propri beni a parenti ed amici. Nell’uno o nell’altro caso è necessario rispettare la quota di legittima.
Infatti il patrimonio ereditario si compone di una quota disponibile, che si può lasciare a chiunque si desideri, e di una quota indisponibile di beni, destinati dalla legge a determinati soggetti (coniuge, figli e ascendenti del defunto): la c.d. legittima o quota riservata. Questa quota non può essere intaccata nemmeno per volontà espressa del defunto.

Molto spesso la donazione di beni immobili non è consigliata nel caso in cui si voglia rivendere immediatamente il bene; questo perché la legge prevede la possibilità per gli eredi legittimi di richiedere la restituzione del bene donato qualora leda la propria quota di legittima. Per questo motivo le banche sono spesso restie a concedere mutui per l’acquisto di un immobile ricevuto in donazione. L’azione di restituzione del bene verso il terzo che acquista dal donatario non può più essere esercitata trascorsi venti anni dalla trascrizione della donazione. Tuttavia va ricordato che tale problema può essere aggirato se il proprietario, al momento della vendita, presta la garanzia per evizione del bene.
Per determinare l’imposta, le aliquote e le franchigie sono le stesse per donazione e per successione e variano in base al rapporto di parentela:
– 4% per coniuge e parenti in linea retta con un’esenzione d’imposta fino ad un milione di euro per ogni erede;
– 6% per i fratelli e sorelle, da calcolare sul valore eccedente 100.000 euro per ogni beneficiario;
– 6% da calcolare sul valore totale (senza alcuna franchigia) per altri parenti fino al quarto grado, gli affini in linea retta e quelli in linea collaterale fino al terzo grado.
– 8% sul valore totale, senza alcuna franchigia, per gli altri beneficiari.
In caso di beneficiario portatore di handicap grave ai sensi della legge 104/1992 è prevista una franchigia fino ad 1.500.000 euro.
La differenza ovviamente sta nell’applicazione temporale delle norme fiscali che, per la donazione saranno quelle vigenti al momento della sottoscrizione dell’atto pubblico mentre non si può prevedere quale sarà la tassazione al tempo dell’apertura della successione. Va certamente considerato che il regime fiscale italiano per quanto riguarda la materia successoria è uno dei più favorevoli rispetto a quello vigente in altri stati membri dell’Unione Europea e che potrebbe subire un inasprimento; tale ragionamento dovrebbe far propendere per la donazione. Certamente la scelta di effettuare una donazione comporta il pagamento dei costi notarili per la stipula dell’atto pubblico, mentre con la redazione di un testamento olografo, cioè scritto dalla mano del testatore, non si incorre in alcuna spesa.


Si può invece ottenere un immediato vantaggio fiscale con lo strumento della donazione con riserva di usufrutto: il donante si riserva l’usufrutto vita natural durante del bene che intende donare; se si tratta di bene immobile, il diritto di abitarlo o di concederlo in locazione, se il bene è denaro o titoli, il diritto di percepire gli interessi e/o dividendi. Il donatario in tal caso riceve la nuda proprietà dei beni donati, essendo riservato al donante l’usufrutto di tali beni. Le imposte, se dovute, si pagano solo sul valore della nuda proprietà che è calcolato in base a tabelle ministeriali in base all’età dell’usufruttuario, ad esempio nel caso di donazione da parte di una persona di 70 anni, con riserva di usufrutto, l’imponibile, cioè il valore della donazione è decurtato di una percentuale del 40%.
Altro vantaggio fiscale: il valore degli immobili è calcolato sull’attuale valore catastale, senza possibilità di rivalutazione.
Successivamente alla morte del donante avviene la riunione dell’usufrutto alla nuda proprietà, automaticamente, senza alcuna dichiarazione fiscale, né pagamento di imposte: per gli immobili è sufficiente presentare al Catasto il certificato di morte e chiedere la cancellazione dell’usufruttuario dal certificato catastale con un costo fiscale irrisorio e non si incorre in alcuna spesa.In conclusione, non si può parlare, in generale, di una maggiore convenienza della donazione o della successione, ma la situazione dovrà essere valutata caso per caso, con riguardo al patrimonio, all’età e alle situazioni familiari.